Psicocibo



Il desiderio di dolce sta a indicare un malessere della milza e dello stomaco. Le persone molto apprensive e che si preoccupano sempre per gli altri, poco sicuri e con scarsa autostima, sono particolarmente soggetti a tale sintomatologia. Sembrerebbe che il sapore del dolce possa rafforzare questi organi e alimentarli: errore.

Il corpo, con il suo desiderio di dolce, è nella condizione di avvertirci di una mancanza di energia, ma con la cioccolata e altri prodotti dolci la situazione viene solamente ulteriormente peggiorata. Di contro lo zucchero termicamente freddo, raffredda ulteriormente una debole milza e ne danneggia le funzioni.
Il bisogno di dolce dovrebbe essere soddisfatto con patate, castagne, zucche, con cibi cioè che danno energia.

Questo desiderio di sapore vuole essere soddisfatto immediatamente con cibi in grande quantità, con i quali si tenta di restituire equilibrio al corpo, mentre inconsapevolmente si produce di fatto l’effetto contrario. Ecco che dopo aver mangiato patatine fritte, si mangia cioccolata, mentre per chiudere un ricco pasto condito con la giusta dose di sale sembra ben adatto dell’alcol.

Il sale, se assunto in quantità ridotta, è consigliabile, ma assunto in quantità maggiori è dannoso e determina disequilibrio nell’elemento acqueo, in quanto assorbe Yin (medicina alimentare cinese). Il che determina spesso infiammazione dei nervi e dell’apparato urinario, oltre che del fegato, della bile e del cuore. Ne conseguono eccitazione e nervosismo, situazioni emotive che a loro volta fanno sentire il bisogno di assumere tanto sale. Ecco come si persevera in un errore che accresce lo stato di malessere.

Lo stesso vale per alcuni cibi acidi, che indicano un disturbo dell’elemento ligneo (medicina alimentare cinese), ossia negli organi corrispondenti a questo elemento, il fegato e la bile. Il desiderio di mangiare cibi sottaceto è un segnale di allarme per il fegato e indica lo stato di malessere. Se si vuole reagire correttamente all’eccesso di calore alimentare si può assumere frutta acida che cura il fegato e allevia stati di rabbia e ira, sempre collegati a disturbi epatici.

(fonte: Dahlke-Ehrenberger, La purificazione del corpo)

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